
Nel DevSecOps moderno, la Software Composition Analysis (SCA) è diventata un elemento centrale per gestire in modo continuo i componenti open source e di terze parti utilizzati lungo tutto il ciclo di sviluppo. Per CTO, team di sviluppo e responsabili della sicurezza software, questo significa avere visibilità costante su ciò che entra davvero nel codice e sui rischi che ne derivano.
Oltre alle vulnerabilità note, la supply chain può essere esposta a pacchetti malevoli pubblicati intenzionalmente, attacchi di dependency confusion e compromissioni degli account dei maintainer, rischi che richiedono controlli aggiuntivi rispetto alla sola analisi dei CVE.
Il punto critico è la crescita del rischio nella software supply chain. Le dipendenze dirette e transitive possono introdurre vulnerabilità note, progetti non mantenuti, catene di dipendenza insicure e rischi di license compliance, con un impatto concreto su sicurezza, compliance e continuità operativa.
I tool di generazione della SCA si occupano di generare una Software bill of materials (SBOM), così da catalogare componenti, versioni, licenze e CVE noti. Integrata in IDE e pipeline CI/CD, consente di spostare i controlli a sinistra, applicare policy e automatizzare remediation o blocchi.
Oggi non si tratta più solo di una buona pratica. Con l’aumento degli attacchi alla supply chain e con requisiti normativi che richiedono SBOM, la gestione delle dipendenze deve diventare una funzione proattiva, continua e governata in modo centrale.
Una soluzione di Software Composition Analysis analizza i file di progetto come package.json, pom.xml o requirements.txt per identificare tutte le dipendenze open source. Non si limita a quelle dirette: ricostruisce anche l’intero grafo delle dipendenze transitive, spesso il punto meno visibile della supply chain software.
Nelle architetture containerizzate, la SCA può estendere l'analisi anche alle immagini Docker e ai pacchetti di sistema inclusi nel sistema operativo di base. Componenti come OpenSSL, glibc, curl o altre librerie presenti nell'immagine possono introdurre vulnerabilità indipendentemente dalle dipendenze applicative e devono quindi essere inclusi nell'inventario software e nella SBOM.
Su ogni componente e versione rilevati, la SCA effettua un confronto con i database di vulnerabilità per segnalare CVE note e attribuire un livello di rischio, spesso basato su CVSS. Inoltre può rilevare le licenze dei pacchetti, così da supportare policy di compliance e controlli automatici in CI/CD.
Un altro output chiave è la SBOM, cioè l’inventario strutturato dei componenti software. Le soluzioni moderne la generano in formati standard come SPDX e CycloneDX, così può essere archiviata e riesaminata nel tempo quando emergono nuove vulnerabilità.
In pratica, la SBOM aiuta audit, compliance e incident response. SPDX è molto usato per aspetti legali e di licensing, mentre CycloneDX è orientato alla sicurezza, con informazioni utili per correlare rapidamente componenti, dipendenze e vulnerabilità.
In un approccio DevSecOps, la SCA va eseguita in automatico a ogni push e pull request dentro la pipeline CI/CD. In GitHub Actions, ad esempio, questo significa avviare scan delle dipendenze e dei relativi artifact software per rilevare CVE note, versioni obsolete e licenze ad alto rischio, con risultati visibili anche nella Security tab tramite SARIF.
Il passo successivo è il policy enforcement: il workflow può fallire se le vulnerabilità superano una soglia di gravità o se compaiono pacchetti non approvati. In questo modo, solo componenti presenti in una lista autorizzata arrivano al merge o al rilascio.
Per ridurre il rischio della supply chain, è utile applicare il version pinning sia alle dipendenze sia alle GitHub Actions usate in pipeline. Strumenti come Dependabot e Renovate possono aggiornare automaticamente versioni e commit SHA delle GitHub Actions, facilitando l'adozione di riferimenti immutabili nelle pipeline.
Una pipeline efficace combina anche SCA, controlli IaC e monitoraggio continuo. Con workflow GitHub Actions è possibile usare Trivy per dipendenze e immagini container, Checkov per Terraform, CloudFormation, manifest Kubernetes e Dockerfile, più job schedulati notturni per intercettare vulnerabilità emerse dopo il deploy, bilanciando velocità di delivery e sicurezza.
Tra gli strumenti open source di Software Composition Analysis, OWASP Dependency-Check rappresenta una soluzione consolidata per il rilevamento delle vulnerabilità nelle dipendenze software. Supporta inoltre l’esportazione in standard come CycloneDX e SPDX, anche se il suo focus principale resta la vulnerability analysis più che la gestione completa e nativa delle SBOM, ambito in cui altri strumenti offrono funzionalità più estese.
Se l’obiettivo è un approccio SBOM-first, Syft e Grype lavorano bene insieme. Syft genera rapidamente SBOM da container, filesystem e molti ecosistemi software, mentre Grype usa quegli SBOM per cercare CVE note e aggiunge indicatori come EPSS, KEV e supporto OpenVEX.
Per la governance continua, Dependency-Track è il riferimento: importa SBOM da varie fonti, applica policy, crea ticket e offre dashboard e API utili in contesti enterprise. OSS Review Toolkit è invece adatto quando servono anche risoluzione delle dipendenze e controlli di license compliance. SPDX-tools, infine, è utile per creare, validare e convertire documenti SPDX.
In pratica, la scelta dipende da quattro criteri: capacità di scanning, supporto SBOM, integrazione nella pipeline e governance. In molti contesti aziendali, una combinazione mirata di questi strumenti offre più valore di una soluzione unica.
La Software Composition Analysis aiuta a trasformare la gestione dell’open source da attività reattiva a processo continuo. Con un inventario completo delle dipendenze dirette e transitive, il monitoraggio delle vulnerabilità e i controlli su versioni obsolete o licenze, i team ottengono più visibilità e più controllo sulla sicurezza software.
Integrata nelle fasi pre-commit, nelle pipeline CI/CD e nel monitoraggio post-deployment, la SCA riduce l’esposizione al rischio, abbassa i costi di remediation e impedisce che codice non conforme arrivi in produzione. Inoltre, supporta la sicurezza della supply chain, riduce il debito tecnico e favorisce una cultura DevSecOps basata su valutazione continua del rischio e governance.
Per ottenere risultati concreti, la SCA va inserita in processi più ampi, insieme ad altre pratiche di sicurezza e a una gestione aggiornata delle dipendenze. In questo modo è possibile migliorare compliance, qualità del codice e resilienza senza rallentare lo sviluppo.
Se il tuo obiettivo è rafforzare la sicurezza software senza compromettere la velocità di delivery, Astrorei può aiutarti a progettare e integrare processi DevSecOps su misura, con un approccio Agile e orientato alla mitigazione del rischio. Dalla definizione della strategia alla messa in opera di controlli automatici in CI/CD, il team supporta aziende e team tecnici nella realizzazione di soluzioni custom affidabili, scalabili e realmente adatte al contesto operativo.
Per approfondire il tema della sicurezza nel ciclo di sviluppo, puoi anche leggere il nostro articolo su DevSecOps e sicurezza nello sviluppo e sulla Continuous Integration e Continuous Deployment, due pilastri fondamentali per portare la SCA in produzione in modo efficace.

Andrea Bellomia
Un nostro esperto ti contatterà entro 24h con una prima valutazione gratuita.